Notizie

Oliena, vaccinati gli ultraottantenni


Domani, 00:00
meteo O-SO
11°C 34Km/h
Domani, 06:00
meteo O-SO
14°C 28Km/h
Domani, 12:00
meteo O
18°C 36Km/h
Domani, 18:00
meteo O
12°C 32Km/h
meteo O-SO
13°C 25Km/h
meteo NO
12°C 19Km/h
meteo NO
12°C 19Km/h
meteo O
14°C 15Km/h
meteo O
14°C 15Km/h
meteo NO
12°C 19Km/h
meteo O-NO
15°C 20Km/h
meteo O
16°C 28Km/h
meteo O
14°C 22Km/h
meteo O
14°C 22Km/h


FotoGallery



Storia

OLIENA, terra della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, che in principio appartenne al regno di Gallura, poscia si aggiunse al dipartimento pluminese della Barbagia orientale, od Ogliastra, alla quale poscia restò sempre unita, dipendendo dallo stesso barone.

La sua situazione geografica è determinata sotto la latitudine 40° 16', e la longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 16' 30".

Siede nella falda occidentale della montagna del suo nome, la quale levasi con le bianche sue rupi pendenti e forma due muraglioni, uno contro ponente, l’altro contro maestro-tramontana, prossima all’angolo, donde si posson veder le due valli, su cui sorge quella gran mole. I venti poco vi posson influire e per questo ostacolo, e per gli altri prossimi, principalmente per la massa dell’Ortovene, che la copre dalla tramontana; quindi sentesi gran caldo nell’estate e un bel tepore nell’inverno. Vi piove coi venti sirocco, ostro e libeccio, di rado col maestrale, che è un vento contrario alla vegetazione; la nebbia non è molto frequente, nè gran fatto nociva; ma i temporali scoppiano spesso sopra queste terre. L’aria è un po’ grossa, e in certi tempi non molto salubre.

La sua superficie territoriale si può computare di circa 60 miglia quadrate.

L’acqua sorge da molte fonti, tra le quali è notabilissima quella, che nel suindicato articolo indicammo sotto il nome di Cologone. Al bisogno della popolazione sono sufficienti le quattro scaturigini della prossima montagna e per gli usi comuni e per la irrigazione degli orti. Tra esse è più salubre quella, che per un canale conducesi per circa un miglio e versa nella piazza della chiesa.

Il fiume del Cedrino, che nato dalle fonti del salto di Montenou (Montenuovo) rade il piè della montagna e di quel colle che ne dipende e dicesi gollei, cioè altipiano, passa al suo ponente a tre miglia; ma poi quando ricevute le acque de’ salti di Orani e di Mamojada, torce verso levante, si avvicina per più d’un miglio. Essendo grosso da’ torrenti opponesi al passaggio, non a quelli che in via verso la Baronia di Orosei lo varcano sopra un ponte nel salto che dicesi Giumpadu.

I vegetabili più sparsi in questo territorio sono gli ulivastri, il ginepro che trovasi a ogni passo nella montagna, ed il tasso che i paesani dicono enix o enis. Pare che in altri tempi gli olivi fossero il principal soggetto di coltura, e pretendesi che dal loro frutto oliva od olìa, come si pronunzia nel dialetto del paese, sia venuto il nome del luogo. Il ginepro somministra il materiale per le travi de’ tetti, per tavole ed altri usi, e può essere un articolo di commercio, siccome materiale stimato dagli ebanisti, se aprasi una strada al porto.

Dopo queste specie convien indicar tra’ ghiandiferi il leccio che è assai frequente sulla montagna, ma che di giorno in giorno si va facendo raro nella distruzione che oprano, e i pastori caprari risecandone i rami più prosperi per alimentare con le foglie i loro branchi, e altri per provveder al focolare o per procurarsi un po’ di cenere del suo legno a confettare le uve passe. Se non soccorresse la nuova provvida legge sulle foreste, verrebbe un giorno, in cui il bosco ghiandifero sarebbe totalmente annullato.

Ne’ salti sono cinghiali e daini, lepri, pernici, merli, e altre specie gentili; nella montagna i cervi e i mufioni in numerose greggie, e le grandi specie degli uccelli; ne’ fiumi le trote e più copiosamente che altrove nella fonte del Cologone, come abbiam notato.

Popolazione. Nell’articolo Nuoro, (tavola 1, pag. 653)

[p. 56, N.d.R.], notammo la popolazione totale 3075, distinta in maggiori maschi 831, femmine 883, e minori maschi 682, femmine 679. Si numerano famiglie 679.

I numeri medi del movimento della popolazione sono nascite 96, morti 60, matrimoni 22, come abbiam dedotto da recenti dati.

Del carattere degli olianesi è stato già detto nell’articolo Nuoro provincia, dove li notammo laboriosi e religiosi, ma ancora notabilmente vivaci di carattere e ardenti nell’ira.

Le più frequenti malattie sono il dolor laterale e le costipazioni che spesso finiscono in etisia. I flebotomi, che talvolta in mancanza di medico e di chirurgo sono chiamati per curar la malattia la curano come usano i più dotti della scienza salutare salassando finchè possono.

Nel vestiario partecipano gli olianesi degli orgolesi e dorgalesi, se non che hanno sciolti, e più larghi e lunghi sino al tallone i calzoni di lino, e i giovani e gli sposi un giubbone rosso. L’uso del cojetto (sos corios) è mancato e credono ben supplire col cappotto e col gabbano.

Le fanciulle indossano parimente un giubbone di panno rosso con le maniche aperte davanti dall’omero sino al polso e le falde pendenti; ma quando diventino mogli allora le falde si nascondono sotto la cintura della gonnella, le maniche si chiudono e le costure si fiancheggiano da più nastri di vario colore

o da pizzi e galloni d’argento.

Le gonnelle soglion essere di rosso oscuro con nastri alle falde in più ordini, e ordinariamente di colore rosa e chermisino. La bianca benda nelle maritate e in quelle che fan duolo, dopo un giro intorno alla faccia, pende per un lembo sull’omero o dietro la spalla; nelle nubili indurita con amido o con cera si incurva in modo da lasciar vedere i nastri di vario colore, con cui sono stretti i capelli. Le vedove vestono il bruno secondo la foggia delle maritate e le bianche bende.

Gli olianesi non sono meno degli altri sardi amanti della danza, e la girano all’armonia di quattro voci.

Le censure fulminate contro quelle, che rendevano i supremi onori a’ defunti cantando i loro pregi e i fatti lodevoli, hanno poco meno che annullato cotesto antichissimo uso. Le credenze erronee e i pregiudizi vanno cedendo sotto l’influenza della parola evangelica, e continuandosi con zelo si estirperanno dalle menti de’ più rozzi, dove ancora sono dominanti.

La più parte degli olianesi danno lor opera all’agricoltura e alla pastorizia, gli altri ad altri ufficii o mestieri; ed ai soliti e necessarii in una popolazione fabbri ferrari, falegnami, scarpari, bottai ecc., si debbono annoverare i conciatori, che faticano in sette concie, sei alla maniera sarda, i cui prodotti si vendono alla gente del volgo, la settima secondo l’arte francese, dalla quale si mettono in commercio marocchini e vacchette. Si aggiungano quindi da 35 persone che lavorano in circa 15 fornaci di calce, della quale si fa commercio con altri popoli, a’ quali manca la roccia calcarea; infine i fabbricatori di tevoli e mattoni.

Due terzi delle donne tessono lini e lane per vesti, letti e bisaccie. Le donne di mediocre condizione ritraggono il sostentamento dalle fressadas, che vendono a’ gavoesi, da’ quali sono rivendute a’ campidanesi. Vedonsi rarissimi nel paese che vestan roba non fabbricata dalle loro donne.

È stabilita una scuola primaria, frequentata da pochissimi, i quali uscendone immaturamente passano nella scuola di latinità. In totale gli studenti non sono più di 40. Attualmente si insegna fino alla sintassi; ma prima, quando i gesuiti aveano casa in questo paese, si insegnava pure la rettorica e la filosofia.

Di istituzioni di beneficenza non si ha altra a notare, che quella del sacerdote Gio. Angelo Salis di Oliana, rettore della parrocchia di Dorgali, il quale legava circa centomila lire nuove perchè si fondasse in questa terra un collegio di gesuiti, ma ponendo questa condizione, che ove mancassero quei religiosi, i fondi servissero per una metà all’erezione d’una collegiata, e co’ proventi dell’altra metà si dotassero annualmente le povere zitelle che fossero per prender marito. Il collegio si fondò, ma non era fatta che una sola parte dell’edificio, quando quell’ordine fu soppresso: gli altri articoli restano ancora incompleti e solo da quella azienda si leva lo stipendio del maestro di grammatica latina.

Agricoltura. In generale il terreno degli olianesi è selcioso, argilloso, e solo si devono eccettuare le falde della montagna, dove è calcare argilloso e argilloso calcare selcioso, e il così detto gollei, le cui roccie sono vulcaniche. Queste due regioni indicate ricevono la semenza del frumento e la moltiplicano assai, le altre amano meglio quella dell’orzo, e se nella primavera non domini il maestrale il contadino allegrasi di copioso ricolto, ottenendo il 35 e anche il 40 per uno.

La quantità de’ varii semi che sogliono gli agricoltori di Oliena confidare al suolo l’abbiamo già determinata nell’articolo succitato: star. di frumento 1000, d’orzo 2000, di legumi 100.

Fruttiferi. Due terzi del territorio sono attissimi per l’ulivo, e questa cultura è già progredita a buon punto.

Il noce, il mandorlo, il pero, il susino, il pesco, il melograno, gli agrumi che vi vengono con una gran felicità, e ammirasi una vigorosa vegetazione.

Come sono siti opportuni per le specie che amano il caldo, così ve ne ha per quelle che vogliono situazioni fredde, e il castagno e il nocciuolo prosperano benissimo nella regione verso ostro-libeccio.

Non è più di dieci anni da che si cominciò la coltura di alcune migliaja di gelsi per consiglio e munificenza dell’arcivescovo Bua, amministratore apostolico della diocesi di Nuoro. Questa specie prospera così, che non altrove meglio, e si spera che l’industria serica, la quale non era ignota come in questo così in pochi altri paesi prossimi otterrà un notevole incremento e porterà un lucro considerevole.

Orticoltura. Anche questa negli ultimi anni si è molto avvantaggiata per i nuovi articoli che si sono introdotti e si curano con molto studio, principalmente il canape e i pomi di terra.

La superficie occupata nelle specie ortensi si computa di circa 90 starelli.

I coloni occupati delle opere agrarie sono circa 640.

Vigne. Nella Sardegna settentrionale non v’ha altra regione che più dell’olianese si possa vantare atta alle viti, e dove la vendemmia dia vini più vigorosi e soavi al gusto. Se alla benignità della natura si aggiungesse l’intelligenza dell’arte, Oliana avrebbe una fama più estesa e un maggior guadagno da’ suoi vini gentili.

L’area complessiva del vigneto olianese non è meno di starelli 220.

I fichi d’India così prosperi, come ognuno sa, nel clima meridionale, qui crescono con pari lusso e servono per la chiusura de’ predi.

Tanche. Solo un ventesimo del territorio è stato finora chiuso, per aver un pascolo riservato al bestiame domito; ma perchè nelle medesime sono molti olivastri, e cominciasi a intender il beneficio che può venire dall’innesto, però prevedo che fra non molto si abbrevierà lo spazio lasciato agli animali.

Il terreno chiuso per la pastorizia del bestiame manso si calcola di circa 16,000 starelli.

Pastorizia. Sebbene abbondantissimi sieno i pascoli in tanta estensione di superficie che abbiamo notata, e si abbia diritto a quelli della Ogliastra e di Chirra, essendo gli olianesi inclusi nello stesso feudo in cui sono gli ogliastrini; non pertanto questa cultura è studiata meno che potrebbe essere, perchè delle solite specie che si educano sole due, le pecore e le capre, ottengono qualche cura.

Nel prospetto statistico della provincia di Nuoro notammo le specie e i capi che si numerano ordinariamente in ciascuna.

Nel bestiame manso buoi 768, cavalli 287, majali 690, giumenti 288; nel bestiame rude capre 10,500, vacche 1,400, pecore 14,000, porci 1,470.

Attendono alle cose pastorali non meno di 330 individui.

In altri tempi, quando era più facile lo smercio dei formaggi in Orosei per Napoli, le pecore, le capre, e le vacche erano in maggior quantità, e lo erano pure i porci quando i ghiandiferi erano più prosperi e numerosi.

Commercio. I cereali, i vini e prodotti pastorali sono gli articoli, da’ quali lucrano gli olianesi, e potranno ritrarre un’annua media di lire n. 100,000.

Le vie a’ paesi d’intorno non sono carreggiabili in tutti i tratti, se eccettuisi quella che conduce a Nuoro, la quale è spesso difficilissima. Si va quindi a questa città in ore 2 verso maestrale; a Orosei verso greco-levante in ore 6; a Mamojada che resta a libeccio in ore 3 1/2; a Cornobue verso ostro per entrar nella Ogliastra in ore 5; a Oruni verso ponente-ponentelibeccio parimente in ore 5.

Religione. Gli olianesi sono nella giurisdizione del vescovo di Nuoro, e sotto la cura spirituale di quattro preti, il primo de’ quali ha titolo di vicario.

La chiesa, che era già dei gesuiti, e si nominava da

s. Ignazio di Lojola fu nel 1791 con regio biglietto ceduta ad uso di parrocchia, ed il collegio annesso ad alloggio del parroco.

Le chiese minori sono dieci e hanno per titolari s. Giuseppe, s. Maria maggiore, la Vergine d’Itria, la Vergine del Carmine, la Vergine del Buoncammino, la Vergine di Bonaria, s. Lussorio, s. Croce, s. Anna e

s. Francesco da Paola.

Presso quest’ultima cappella fu già un ospizio di frati minimi, e contiguo a quella di Bonaria fu come pare un’altr’ospizio per i frati della mercede, che raccoglievano in questo e ne’ prossimi dipartimenti la limosina per il riscatto di quegli infelici dell’isola che erano caduti e giacevano sotto il dominio de’ barbari, da’ quali erano stati presi nelle repentine invasioni.

Ne’ salti sussistono ancora quattro chiese e sono dedicate una alla Vergine della Pietà, altra alla stessa sotto il titolo di Monserrato, la terza a s. Gio. Battista, la quarta a s. Lucia.

Eravi un’altra cappella intitolata della Misericordia in distanza d’un’ora dal paese nella direzione verso Mamojada, della quale ora si vedono ancora stanti alcune parti.

Costumavano gli olianesi nella domenica delle palme andar con queste in mano in peregrinazione a questa chiesa ed ivi pregare; e ragione di questa pratica era la venerazione di tre olianesi morti per la fede di G. C. ed ivi sepolti.

Ad un altro martire del loro paese ora essi professano religione al sacerdote Gio. Antonio Solinas della compagnia di Gesù, ucciso nel Paraguai addì 27 ottobre del 1683 in odio della fede da lui pubblicata a’ barbari.

La festa principale frequentata dagli stranieri è per il patrono s. Lussorio, e si allegra da balli, canti, e dallo spettacolo della corsa. In occasione della medesima si celebra una piccola fiera.

Anche per la solennità del titolare della parrocchia si corre il palio.

Il cimiterio è all’ingresso del paese, presso la chiesa di s. Maria Maggiore, che era l’antica parrocchia. Dal medesimo esala spesso molta malignità che si sparge fra le abitazioni e contamina l’aria. Quando che sia si farà il campo santo secondo le prescrizioni da più di 25 anni pubblicate dal governo.

Antichità. Entro i termini dell’olianese sono quattro luoghi dove sono vedute vestigia di antiche abitazioni, e indicherò Tuvaramele, quindi s. Dilica Rughinas e Thiscali.

Quest’ultimo è sulla montagna, e ha già dato a’ ricercatori vari oggetti antichi. Esso trovasi non lungi dal nuraghe che appellasi di Duaviddas ed è ragguardevole per una cinta.

Dopo questo se ne possono indicare altri 19, presso i quali verso il ponente, trovansi quei monumenti detti Gigantinos, composti di quattro pietre verticali, disposte in paralellogrammo di due a tre metri di lunghezza, e d’una quarta lapide che è distesa orizzontalmente sulle prime. Dicesi abbia alcuno nell’interno scavate delle ossa, e delle anticaglie singolari.

In tre diversi siti sono scolpite nella rupe, di quelle siffatte cameruccie, che si dicono domos de ajanas, alle quali si entra per fenestre curvilinee.

Quando Oliena era sotto il governo del marchese di Chirra non pagava di feudo più che 120 lire nuove, e questo per la munizione della torre prossima a Tortoli, perchè godeva di Capitoli di grazia, come le altre terre della Ogliastra, di cui era parte, avendo il comune redento le altre prestazioni con somme vistose somministrate al barone ne’ suoi bisogni.

Nel 1390 fu Oliena occupata dalle truppe arboresi capitanate dal marito della regina Leonora, Brancaleone Doria.